Archive for gennaio 2006

Bugie con le gambe corte

31.1.06 § 6

Zach Braff è una delle persone che vorrei conoscere e con cui mi berrei volentieri una birra (la serie Scrubs è incredibile!!) e appena ho potuto mi sono fiondato su "La mia vita a Garden State", impaziente di verificarne le doti registiche.
Il film è indubbiamente piacevole, anche se personalmente mi sarei aspettato più humour (senza esagerazioni ovviamente) viste le capacità e l'ironia del buon Zach. Il plot non è il massimo dell'originalità e una storia così l'avrete già vista in un sacco di altri film (a proposito...è una mia impressione o ci sono pesanti similitudini con Elizabethtown???) ma in fin dei conti la bravura dei due interpreti principali riesce ad emozionare lo spettatore ed i dialoghi tradiscono una conoscenza profonda dei sentimenti. La sceneggiatura è ben equilibrata e riesce a darci il giusto contatto con i personaggi e di questo bisogna dar sicuro merito al giovane autore.
Tuttavia trovo leggermente azzardata questa "prematura" regia. Alcune scelte tecniche sono davvero discutibili, soprattuto alcune inquadrature. Le qualità recitative sono intoccabili ma probabilmente serve ancora un pò di gavetta per passare dietro la macchina da presa.
Anche l'uso di certe canzoni non mi è parso felicissimo, i Coldplay ad inizio film per esempio.
Il giudizio complessivo è senz'altro positivo, Garden State emoziona profondamente e, pensandoci meglio, l'immaturità e la freschezza della regia, lo rendono più naturale e genuino..

Perduti..

26.1.06 § 1


Ecco, lo sapevo, mi sono tirato la zappa sui piedi. Ho guardato per sbaglio la prima puntata di Lost e ora sento di esserne caduto prigioniero. Maledizione!!!

Il Fiume del Rimorso.

22.1.06 § 2



Sono un grande fan di Stephen King, ho divorato gran parte dei suoi racconti. Tra quelli che non scorderò proprio mai c'è Stand By Me, Stagioni Diverse, sicuramente uno dei più atipici ma assolutamente affascinanti per via del soggetto ma anche della scrittura magnetica e ipnotica dell'autore.
Quando sentì parlare di Mean Creek pensai subito al racconto di King, i dettagli della trama resi noti lo richiamavano fortemente.
L'ho recuperato qualche giorno fa e devo dire di essere stato piacevolmente colpito. Il soggetto richiama per certi versi Stand By Me, ma si differenzia in certi punti focali tale da rendersi assolutamente diverso.
La regia è fresca, nulla di troppo elaborato, quasi fosse orchestrata da un coetaneo dei protagonisti (il regista, esordiente, è classe '73, piuttosto giovane) e punta molto sul fiume, ambientazione principe del film, sul viso e le espressioni dei giovani interpreti.
Non voglio rivelare nulla che potrebbe "spoilerare" particolari importanti, Mean Creek non è per nulla pesante e molto godibile anche se, permettetemi un' unica puntualizzazione, il finale mi ha toccato e bisogna dare merito a questo Jacob Aaron Estes di aver realizzato un' eccellente opera prima, al di là dell'originalità del soggetto.
Il mondo degli adolescenti rappresenta un universo infinito. Si possono girare migliaia di film su di esso, ma si trascurerà sempre qualche aspetto, qualche sentimento, qualche emozione.


Sonni tranquilli.

20.1.06 § 1


Mi scuso ancora una volta per l'assenza di post...I miei pochi lettori saranno felici di questo ritorno, anche se gli impegni non mi consentono ancora di curare il blog come vorrei.
Ho recuperato alcuni film che per svariati motivi non ho avuto occasione di visionare in passato. Su tutti mi incuriosiva particolarmente la seconda opera registica del "comasco" George Clooney, soprattutto per il mio personale gradimento di "Confessioni di una mente pericolosa". Trovo che il fascinoso attore ci sappia fare dietro la macchina da presa. Denota uno stile particolarmente pulito, quasi didattico, ma sicuramente efficace in relazione ai soggetti dei due film fino ad ora girati.
"Good Night and Good Luck" affronta una tematica particolarmente "americana", abbastanza lontana da noi e dalla nostra storia politica. Il maccartismo e la campagna anti-comunista scatenata dal senatore Joseph Mccarthy sono però punti fondamentali nella formazione dell'identità degli Stati Uniti.
Sicuramente una firma così conosciuta ha permesso al film una distribuzione importante, dubito che un altro autore avrebbe avuto la stessa visibilità "mondiale" portando sullo schermo una tematica così particolare e circoscritta.
Non vi è alcun dubbio, al di là delle considerazioni sul soggetto, che il film sia davvero ben costruito, quasi su toni documentaristici. Il bianco e nero e l'intensa drammaticità degli interpreti (David Strathairn nei panni di Edward R. Murrow è mostruoso e assolutamente magnetico ma il livello è altissimo per tutto il cast) catturano lo spettatore, attratto da questa guerra mediatica d'altri tempi. 93 minuti sono pochetti, il tema trattato avrebbe meritato qualche approfondimento in più ma Clooney punta molto sul punto di vista "soggettivo" della redazione, presentando i fatti esterni solo filtrati da uno schermo e sottolinea in modo marcato la tensione ed il terrore che la campagna del senatore aveva infiltrato in tutti gli organi di informazione.
Visione consigliatissima, io vi saluto come la situazione richiede. Buona notte....e buona fortuna.

Polvere di stalle...

18.1.06 § 2

Sul povero "Pellicola Scaduta" comincia a formarsi la polvere. D'altra parte sto seguendo un lavoro di montaggio che mi porta via la giornata...tornerò presto!!!! E' una promessa, ma anche una minaccia!!!

Ritorno a Newport...

11.1.06 § 6

Uao...è ritornato OC. Il post sarebbe più adatto al blog di una tredicenne ma...in fin dei conti non nascondo il mio gradimento per il sudetto americanissimo telefilm. Stop

Terremoti

9.1.06 § 2




Dopo aver parlato qualche post fa di Crash, mi pare doveroso citare un' altra pellicola del genere "affresco di vite americane intrecciate". Short Cuts, America Oggi per noi, vanta oltre ad una durata che supera le tre ore un cast davvero ricco di stelle e la regia di un maestro del cinema.
Nella sua analisi della società americana Altman cerca di far emergere soprattutto il lato oscuro dei personaggi, piuttosto che le qualità positive. Nella prima parte del film, in una sorta di diaspora i personaggi si allontanano dai rispettivi mondi, chi fisicamente chi psicologicamente per poi riconciliarsi lentamente con se stessi ed abbandonarsi alla loro natura più intima. C' è una certa critica alla middle-class americana ma c'è anche una sorta di apologia del dolore e del comune destino dell'umanità.
E alla fine, il copione si ripete. In un finale molto triste c'è chi si arrende alla propria fragilità, chi alla propria rabbia, chi al proprio destino. Ma per tutti c'è quell'elemente conciliante, il terremoto, che riporta in equilibrio certe situazioni e sembra poter cancellare, ma è solo un' illusione inafferabile, tutto quanto è avvenuto.
Nonostante la lunghezza un film davvero godibile, con uno standard di recitazione molto alto. Il maestro Altman orchestra Tim Robbins, Madeleine Stowe, Frances McDormand, Tom Waits, Robert Downey Jr. ed un sacco di altre star.
Un film triste, molto malinconico e toccante che ci riconcilia con la realtà, dura, della vita.

Scherzi audiovisivi

7.1.06 § 3




Lo avevamo anticipato, lo attendavamo con trepidazione. L' enigmista torna a colpire. Saw II.
Il seguito di uno dei film più "pugno nello stomaco" della scorsa stagione non smentisce e non delude. Nell'opera di Darren Lynn Bousman ci sono litri di sangue e parecchio gore vecchio stile e basta la prima terribile ed angosciante sequenza a capirlo. Vietatissimo agli "impressionabili".
L'intreccio è semplice quanto denso di colpi di scena. Una casa, gas nervino che distrugge i polmoni dei poveracci incastratici dentro, un poliziotto che deve salvare il figlio intrappolato proprio tra quelle venefiche mura. I prigioneri tentano di fuggire ma la loro natura malvagia si rivela un nemico troppo difficile da sconfiggere. Molto sangue!
Ritmo davvero stratosferico e regia da vero B movie. Saw II rispetta il predecessore con una struttura molto simile, fino al colpo di scena finale (montato maluccio, ad essere pignoli, con quei tagli rapidissimi che fanno sembrare il tutto uno spot pubblicitario o un trailer di Fight Club).
Se volete partecipare al gioco dovete rimanere seduti ed aspettare. Seduti. Aspettare.